Il commento politico

Sì al Referendum perché non voglio più l’Italietta

28 novembre 2016

 

Intervista con Roberto Calpista per La Gazzetta del Mezzogiorno
Paolo De Castro, salentino di San Pietro Vernotico, politico, economista e agronomo. E’ europarlamentare e presidente del Gruppo dei Socialisti e democratici (S&D) a Bruxelles nell’ambito della commissione agricoltura e sviluppo rurale.

Come voterà al referendum costituzionale?
Il mio è un Sì convinto perché non se ne può più del bicameralismo perfetto. Perché sono trent’anni che aspettiamo. Perché la politica italiana deve adeguarsi alla velocità e alla semplificazione che i tempi richiedono. Le faccio un esempio, per restare nel campo dell’agricoltura. Il testo unico del vino è stato approvato alla Camera. Parliamo di norme attese da tempo dagli imprenditori e dai lavoratori del settore e dell’indotto. Ebbene se tutto va bene diverrà legge non prima di die tre anni, quando ormai sarà superato. Vogliamo andare avanti così?

Lei ha fatto un appello al mondo accademico delle facoltà di Agraria e Veterinaria. Le risposte?
Tantissime e sono riconoscente agli oltre settanta colleghi che hanno aderito alla nostra campagna per il Sì appoggiando il Comitato economisti e accademici delle scuole di agraria e veterinaria.

Si poteva fare una riforma migliore?
Comprendo le ragioni di chi la pensa così. Ma in ogni caso parliamo di un forte passo in avanti sia a livello nazionale che internazionale. Del resto nelle ragioni del Sì sono pienamente rappresentate le aspirazioni di tutti coloro, che non vogliono rinunciare, ma anzi valorizzare l’impianto di diritti e doveri su cui i Costituenti hanno poggiato l’architettura della nostra Costituzione. Del resto chi dice che si possono fare altre riforme in tempi rapidi mente sapendo di mentire.

Renzi ha sollevato la questione di rapporti Stato-Regioni. Lei che ne pensa?
Adesso assistiamo ad un ping pong devastante, quando per il bene di tutti sarebbe fondamentale delineare bene le competenze. A maggior ragione in settori quali l’agricoltura e l’agroalimentare. Non a caso tutte le associazioni sono schierate sul fronte del Sì. Siamo di fronte a un’opportunità fondamentale per favorire lo sviluppo del Paese e rimuovere i molti limiti che comprimono la piena mobilizzazione delle energie sociali ed economiche dei nostri territori.

L’Europa ci guarda. Da Bruxelles vede ripercussioni in caso di vittoria del No?
Dall’oggi al domani l’Italia tornerebbe a non contare più nulla. Forse a qualcuno non è chiaro come il Paese abbia riacquistato in pieno il suo “peso” nell’ambito europeo. Io stesso sono stato nominato relatore della commissione per la riforma della PAC. Ora vogliamo distruggere tutto con una nuova instabilità, nuova ingovernabilità, nuove elezioni e riportare a galla l’immagine dell’Italiaetta di sempre che promette e non fa?

Renzi ha sbagliato in principio a politicizzare il referendum?
Errori ne sono stati commessi. Ma non si può fare pagare a tutto il paese un prezzo elevatissimo solo per un scontro politico. Semmai, per le questioni interne al Pd c’è il congresso; per le questioni nazionali ci saranno le elezioni. Posso comprendere, ma non condividere, la strategia dei movimenti populisti. Ma trovo che sia da totale irresponsabile l’indicazione del No da parte di chi ha ricoperto importanti ruoli istituzionali.

Se Renzi perde come dovrebbe comportarsi?
Non ha alternative. Se una forza riformatrice viene smentita da chi desidera che il Paese resti ancorato ai vecchi schemi, il premier dovrà rimettere il mandato nelle mani del presidente Mattarella.

Nel caso, meglio un governo tecnico o politico?
Per carità. Gli italiani hanno già pagato un caro prezzo ai governi tecnici. Un governo politico quindi, elezioni e che ognuno si assuma le proprie responsabilità.

Sì al Referendum perché non voglio più l’Italietta ultima modifica: 2016-11-28T18:30:48+00:00 da redazione