Emendamenti di compromesso sulla direttiva contro pratiche commerciali sleali

25 Settembre 2018

Sono stati presentati in totale 678 emendamenti alla proposta di direttiva sulle pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera alimentare. Grazie alla preziosa collaborazione di tutti i relatori ombra siamo giunti a finalizzare 42 emendamenti di compromesso, di cui 30 sugli articoli e 12 sui considerando. E’ stato fatto un importante lavoro di squadra, preciso e costante, in modo da includere le posizioni di tutti i gruppi politici e procedere speditamente al voto, che ci aspetta nella nostra commissione la prossima settimana a Strasburgo.

Cari colleghi ci tengo qui a ribadire che è davvero fondamentale riuscire ad approvare questa proposta di direttiva entro la fine della legislatura, c’è una grande aspettativa, in primis da parte dei nostri agricoltori e non possiamo rischiare di perdere questa grande opportunità dopo anni di attesa. Inoltre, ricordiamoci che la stessa Presidenza austriaca ha inserito questo dossier fra le sue priorità: il momento è adesso e dobbiamo impegnarci affinché sia possibile raggiungere un accordo soddisfacente, degno dell’impegno e degli sforzi profusi.

Desidero ora – con voi – passare in rassegna il contenuto dei principali emendamenti di compromesso, partendo da quello più complesso vertente sull’articolo 3. 200 emendamenti sono stati presentati solo su questa parte della proposta di direttiva. Come probabilmente avrete avuto modo di vedere, dalla lunga lista di pratiche suggerite dai nostri colleghi, solo tre (quelle presentate dalla maggioranza dei gruppi) sono coperte dagli emendamenti di compromesso: due nel primo paragrafo e una nel secondo.

In merito alla lista di pratiche sleali proibite (CA21), abbiamo lavorato ad un testo condiviso da tutti i gruppi, grazie al prezioso contributo emerso anche nel corso delle riunioni tecniche. Il risultato è un elenco di pratiche proibite vincolante ma aperto, che anzi implicitamente invita gli Stati membri ad intervenire, ampliandolo (si veda anche CA 18).

Proseguendo, per quanto riguarda i termini di pagamento (CA22), siamo giunti anche in questo caso ad una soluzione condivisa da tutti i gruppi durante la riunione tecnica. Voglio qui sottolineare che il termine inserito di 60 giorni vale solo per i prodotti non deperibili, come già previsto dalla direttiva sui ritardi di pagamento: non abbiamo aggiunto quindi alcun elemento innovativo.

Per quanto concerne la cancellazione unilaterale dell’ordine (CA23), abbiamo inserito il termine di 60 giorni al posto di “preavviso talmente breve da non trovare un’alternativa”, con il fine precipuo di fornire maggiore certezza giuridica.

Sulla modifica unilaterale del contratto (CA 24) abbiamo eliminato la condizione che la modifica del contratto debba essere retroattiva, in quanto riteniamo che anche modifiche unilaterali future danneggino pesantemente il fornitore. Il testo di questo compromesso è stato anch’esso ampiamente condiviso.

Passando ai pagamenti per le merci invendute (CA25), non segnalo alcuna criticità.

In relazione all’obbligo di rispondere alla richiesta di contrattualizzazione scritta (CA26), voglio invece sottolineare che l’emendamento è strettamente correlato all’emendamento di compromesso n. 8: nel caso in cui il fornitore chieda la contrattualizzazione scritta, l’acquirente non può rifiutarlo.

Sull’uso improprio da parte dell’acquirente di informazioni sensibili del fornitore (CA 27), il testo elaborato è stato condiviso da tutti i gruppi durante la riunione tecnica.

In merito all’introduzione del concetto di dipendenza economica nel secondo paragrafo (CA 28) voglio chiarire che non stiamo vietando la dipendenza economica, vogliamo solo evitare che un acquirente approfittando dello stato di dipendenza economica di un proprio fornitore, gli imponga e lo costringa ad accettare condizioni a lui svantaggiose e quindi unfair.

Sulla vendita sotto costo (CA 29) voglio soffermarmi, pur se brevemente, in quanto questo compromesso raccoglie circa 20 emendamenti da quasi tutti i gruppi che chiedono di vietare la vendita sotto-costo. Tale divieto è stato inserito nel paragrafo 2 (patiche grigie), in quanto un fornitore potrebbe anche decidere di concordare una vendita sotto-costo (ad es. per liberare il magazzino), come sottolineato dalla maggioranza degli emendamenti. Sul compromesso 30 relativo all’onere della prova non ci sono aspetti problematici da segnalare.  

Come prima anticipatovi, questi erano gli aspetti degli emendamenti di compromesso che meritavano maggiore approfondimento. Ci sono infatti una serie di compromessi che non ho ancora citato, che vertono semplicemente su questioni definitorie come i compromessi 2, 3, 4, 5, 6, 7 (definizione generale di pratica sleale; definizione di acquirente; definizione di dipendenza economica; definizione di contratto di fornitura; definizione di prodotto agroalimentare; definizione di prodotto deperibile). Seguono una serie di compromessi relativi all’autorità di contrasto ed ai suoi poteri (CA 9 e CA 13, 14) ed obblighi (CA 16); alla presentazione delle denunce (CA 10-11) e loro confidenzialità (CA12), all’applicazione di multe e sanzioni (CA 15), tutti testi pacificamente condivisi anche alla luce del sentiero tracciato dal regolamento Omnibus che segna un’altra vittoria anche nel CA 8 sulle relazioni contrattuali. Altrettanto non controversi sono gli emendamenti di compromesso n. 17, 19 e 20 inerenti la mediazione, i rapporti annuali degli Stati membri e il rapporto e possibile revisione a tre anni. Avviandomi verso la conclusione cito infine il CA 1 relativo all’ambito di applicazione della direttiva, la c.d. questione dello “scope” per la quale abbiamo ricevuto 22 emendamenti e per la quale è importante raggiungere una posizione unitaria all’interno del Parlamento in modo da farla valere con forza anche dinnanzi il Consiglio nel corso delle negoziazioni.

Emendamenti di compromesso sulla direttiva contro pratiche commerciali sleali ultima modifica: 2018-09-25T11:33:09+02:00 da redazione