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Mediterraneo: puntiamo sulla cooperazione per favorire lo sviluppo

20 Febbraio 2017

(foto di freshcreator – licenza CC BY 2.0)

Intervista a cura di Marco Mangano – “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 20 febbraio 2017

“Il dibattito sulla cooperazione agricola nel Mediterraneo va rilanciato su basi nuove: ecco perché abbiamo invitato il numero uno dell’agricoltura europea a Bari.”
Così l’ex ministro Paolo De Castro di S.Pietro Vernotico, eletto due settimane fa primo vicepresidente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo, alla vigilia della visita (oggi) all’Iam di Valenzano (Bari), del commissario all’Agricoltura dell’Ue, l’irlandese Phil Hogan.

Il commissario in visita nel capoluogo pugliese: perché?
“Nel Mediterraneo occorre interagire di più e meglio sulle politiche e sugli strumenti di cooperazione con l’esperienza concreta dello sviluppo rurale europeo. Servono politiche di sviluppo e non concessioni-spot, come quelle dell’Ue sull’olio tunisino o sulle arance provenienti dal Marocco. Il Ciheam sostiene un’idea che condivido in pieno e ho voluto trasmettere al commissario Hogan, coinvolgendolo nell’iniziativa. L’idea è che il Mediterraneo rappresenti, in piccola scala, molte sfide dello sviluppo sostenibile.”

Ma Hogan non è commissario per la Cooperazione allo sviluppo, ma all’Agricoltura…
“Crediamo che lo sviluppo rurale, per come è concepito nella politica agricola comune europea, abbia strumenti “dal basso” utili anche per i Paesi della sponda Sud del Mediterraneo. L’importante è uscire dalla logica degli interventi-spot. L’esempio dell’olio tunisino ci aiuta ancora. Azioni basate sul commercio estero che non tengono conto delle specificità della produzione agricola dei diversi contesti servono a poco. La “mano tesa” ai tunisini di 35.000 tonnellate di olio a dazio zero si è esaurita in un utilizzo di circa 2.000 tonnellate. Non è servita a cambiare alcunché della loro situazione e ha creato divisioni e polemiche da noi.”

Hogan tra l’altro è alle prese con alcuni cambiamenti della politica agricola comune. Lei è relatore per il Parlamento europeo per la revisione della PAC, il cosiddetto Regolamento Omnibus. Ci illustri i cambiamenti.
“Daremo ulteriore sostegno all’insediamento dei giovani, le organizzazioni dei produttori di ortofrutta potranno fare formazione con fondi europei, cerchiamo di rendere più semplice il greening (una serie di misure finalizzate ad interventi ambientali e paesaggistici, ndr). La cosa più importante è però far passare il principio per cui bisogna dare maggiore accesso alla copertura di rischio, in modo da incontrare le esigenze delle aziende agricole. Oggi si può far ricorso agli strumenti per stabilizzare il reddito in caso di crisi, se si dimostra una perdita di ricavi del 30% rispetto alla media dei tre anni precedenti. Vuol dire che oggi è difficile far scattare questi contributi finanziari che, inoltre, arrivano tardi, quando il danno è già stato ingente. Abbasseremo questa soglia al 20%, e vorremmo che questo principio potesse applicarsi a tutti gli strumenti di gestione del rischio, assicurazioni incluse. Il Ministro Martina, atteso anche lui a Valenzano, lo sta già facendo, con l’assicurazione dei ricavi sul grano.”

A proposito di questo, lei è uno dei sostenitori dell’accordo Ue-Canada che, nella nostra regione, preoccupa molti soprattutto per l’arrivo di grano duro a dazio zero. Il governatore Emiliano ha detto che il Ceta è un disastro per i prodotti pugliesi.
“Forse è alle prese con altre priorità, non ha potuto dare uno sguardo al trattato che è pubblico dal 2013 e, invece, porta benefici. L’intesa azzera i dazi per le imprese italiane, apre a una lista di DOP e IGP che saranno riconosciute e tutelate in Canada e costituiscono un primo argine contro l’Italian sounding (la commercializzazione di prodotti che portano nomi di marchi che sembrano italiani, ma non lo sono affatto, ndr). La lista è aperta, nel senso che garantisce il 99% delle DOP e delle IGP che esportiamo in Canada, ma in futuro altre denominazioni potranno aggiungersi se nuove DOP o IGP saranno esportate. Poi abbiamo ottenuto l’inclusione dell’accordo sul vino del 2003 che garantisce la tutela delle nostre denominazioni vitivinicole. Ricordiamo che il vino è il principale prodotto pugliese esportato in Canada.”

Quali effetti avrà l’intesa sul grano?
“L’accordo non cambia l’attuale regime di dazi che è già a zero da numerosi anni perché i prezzi del cereale duro canadese sono superiori ai quelli italiani.”

L’odissea Xylella Fastidiosa, la batteriosi che condanna a morte gli ulivi pugliesi.
“Purtroppo, lo sviluppo dei focolai, come di recente segnalato dalla Gazzetta, non dà tregua e noi dobbiamo dimostrare di essere capaci di bloccare l’avanzata della patologia verso il Nord della regione! Se riusciremo, porteremo a casa presto una risposta positiva alla richiesta avanzata con il collega Raffaele Fitto, che consiste nell’abrogazione dell’articolo 5 della decisione Ue, come già sottolineato dalla stessa commissione, per realizzare nuovi impianti o innesti con varietà resistenti nelle zone infette.”

Mediterraneo: puntiamo sulla cooperazione per favorire lo sviluppo ultima modifica: 2017-02-20T10:10:29+02:00 da redazione