Politica Agricola Comune (PAC)
Sostegno alle imprese agricole

Occupati, export e produzione in salita

12 Giugno 2017

Secondo anno da incorniciare nei campi
De Castro: “Ma il nuovo decreto Omnibus darà aiuti più concreti agli agricoltori”

«Obiettivo nuova Politica Agricola Comune 2020, anzi no: c’è prima – accorcia le distanze l’europarlamentare Paolo De Castro alla presentazione bolognese del Rapporto agroalimentare dell’Emilia-Romagna 2016 – il regolamento Omnibus approvato in Comagri e confermato a fine maggio dalla Commissione bilancio del Parlamento Ue, sul quale stiamo lavorando, che entrerà in vigore a gennaio 2018». Ossia: «Una sorta di Milleproroghe europeo che contiene modifiche agli atti fondanti della Pac e va verso la semplificazione, l’adozione di nuovi strumenti per la gestione dei rischi e soprattutto mira a rilanciare la redditività delle aziende agricole». Quindi un documento che, in sintesi, modifica ciò che fino ad ora ha funzionato poco e male (sono ben 94 le proposte di cambiamento in campo agricolo su un totale di 505).
Tutto sommato il food marcia bene. Lo dicono le quasi 400 pagine redatte da Regione e Unioncamere: prosegue la corsa dell’export agroalimentare che supera i 5,9 miliardi (+2,4%); si consolida il valore della produzione agricola che si attesta a quota 4,3 miliardi (+3%); sorprende l’occupazione con gli addetti agricoli che salgono complessivamente a quota 76.000 tra lavoratori autonomi e dipendenti, con un balzo in avanti del 15% ossia più 10.000 solo nell’ultimo anno. Bene anche l’industria alimentare che chiude l’anno con il fatturato in crescita (+0,8%) e fa registrare una riduzione del ricorso agli ammortizzatori sociali.
Eppure permangono zone d’ombra. Il saldo del commercio con l’estero dei prodotti del settore primario è negativo (- 641.000.000 euro) mentre si avvicina al pareggio quello dei prodotti agroalimentari (- 20.000.000 euro). «Soffrono gli agricoltori per la volatilità dei prezzi (il grano duro ha perso in media il 29,3% rispetto al 2015; il tenero l’11% e l’orzo il 12,6%) e per la variabilità delle rese causa sbalzi climatici e fitopatie in aumento; preoccupa lo scenario internazionale e probabilmente – osserva Roberto Fanfani di Unibo, autore del rapporto – cambierà il quadro delle esportazioni per via delle scelte in capo a Usa e Gran Bretagna , rispettivamente il terzo e il quarto paese esportatore dell’Emilia-Romagna».
Ricette? «Rafforzare la mentalità organizzativa degli agricoltori». Non ha dubbi De Castro: «Il regolamento Omnibus darà un aiuto concreto: più prerogative alle Op-organizzazioni di produttori (su formazione, prevenzione dei rischi e accesso ai mercati terzi) e una nuova forma di aggregazione per migliorare il potere contrattuale (cioè le “bargaining organisation”, organismi di contrattazione nati per favorire la coesione e negoziare accordi). Estende le misure del pacchetto latte a dopo il 2020 e a tutti i comparti, inclusa la possibilità di interventi straordinari». Poi linea dura per la gestione delle crisi: «la soglia di perdita di reddito viene abbassata al 20% (invece del 30%) e vale anche per polizze assicurative agevolate, fondi mutualistici contro i danni naturali e strumenti di stabilizzazione del reddito». Sul greening? «Gli agricoltori che già applicano le misure agro-ambientali del Psr non saranno più soggetti al “pagamento ecologico”: nel 2016 la Regione ha ricevuto oltre 5.500 domande di contributo per interventi agroambientali e biologico su una superficie di circa 141.000 ettari che grazie alla nuova misura diventerebbero esenti da qualsiasi obbligo di greening».
Guarda nella stessa direzione l’assessore all’Agricoltura Simona Caselli puntando il dito sull’aggregazione dell’offerta e la necessità di strutture di integrazione orizzontale per restituire all’agricoltura una posizione centrale all’interno della filiera. «Le Op migliori – rimarca l’assessore regionale- aggregano, al massimo, il 60% dei produttori: troppo poco. Il loro ruolo di supporto è vitale nel processo di modernizzazione come anche nell’ottenere i contributi delle organizzazioni comuni di mercato-Ocm». Richiama l’attenzione sui contratti di filiera. «Ne abbiamo tanti in regione a partire dal settore cerealicolo (Barilla) al sementiero e pataticolo; permettendo alle aziende di programmare la produzione garantendo un prezzo che le protegge dalle continue oscillazioni del mercato». Insiste: «l’agricoltura emiliano-romagnola vince se stringe patti di filiera soddisfacenti e –aggiunge infine un altro tassello- se diversifica l’attività perché il 50% delle aziende bavaresi è multifunzionale».

CorriereBologna
Articolo di Barbara Bertuzzi pubblicato su “Corriere Impresa Bologna” il 12 giugno 2017

Occupati, export e produzione in salita ultima modifica: 2017-06-12T12:47:40+02:00 da redazione