Protezione dei consumatori
Sostegno alle imprese agricole

Pratiche commerciali sleali: intervento audizione Camera dei Deputati

19 luglio 2018

Stim.mi Presidenti, Onorevoli colleghi,
voglio innanzitutto ringraziarvi per questo invito e per la possibilità di confrontarmi con voi: vari parlamenti nazionali si sono espressi su questo tema nelle scorse settimane, e mi auguro che il nostro possa essere tra i prossimi. Come sapete, dopo oltre dieci anni di discussioni, dopo 3 Comunicazioni da parte della Commissione e dopo che ben 20 Stati membri (tra cui l’Italia) hanno legiferato in materia, lo scorso 12 aprile il Commissario Hogan ha presentato la proposta di direttiva europea sulle pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare.
Una proposta che, come Commissione agricoltura del Parlamento europeo, abbiamo accolto con estremo favore, in quanto era stato proprio il Parlamento europeo a richiedere di legiferare in questo senso con il rapporto redatto dalla Vicepresidente McGuinness nel 2016. Si tratta quindi di un importante passo avanti che, dobbiamo ricordare, segue la strada tracciata dal Regolamento OMNIBUS nel fornire agli agricoltori strumenti per rafforzare le proprie prerogative contrattuali e poter far fronte ad un mercato caratterizzato da una sempre maggiore volatilità.
Come sapete, in Italia è già in vigore dal 2012 una normativa che disciplina la contrattazione e le pratiche sleali (Decreto legge 24 gennaio 2012, n.1 articolo 62), con un ambito di applicazione ancora più ampio della Direttiva, la cui responsabilità è stata attribuita all’Agenzia Garante della Concorrenza dei Mercati. Tuttavia la stessa AGCM, nel definire le proprie competenze nell’applicazione, le ha limitate ai soli scambi tra operatori con un significativo squilibrio di forza commerciale, introducendo un elemento di forte incertezza e difficoltà per individuare in modo oggettivo e non contestabile tale squilibrio. Così, mentre in Spagna, Francia, Regno Unito (solo per citare alcuni dei paesi con legislazioni avanzate in questo senso) si registrano ogni anno decine di denunce e conseguenti indagini, decisioni e sanzioni, le denunce in Italia negli ultimi 6 anni si possono contare sulle dita di una mano.
Il carattere innovativo della proposta, oltre all’armonizzazione a livello europeo e la conseguente possibilità per i nostri produttori di essere protetti anche quando esportano in qualsiasi paese dell’Unione, sta proprio nell’aver individuato pratiche commerciali che devono essere proibite indipendentemente da qualsiasi altro parametro – come ad esempio il significativo squilibrio -, evitando complicazioni burocratiche che rischiano di annacquarne la portata.
Come avrete potuto leggere dalla bozza di relazione presentata lo scorso 10 luglio in Parlamento europeo, noi abbiamo cercato di rendere la proposta ancora più ambiziosa, tenendo tuttavia bene in mente gli strettissimi margini di manovra all’interno dei quali dobbiamo lavorare: da un lato i tempi limitati, dobbiamo infatti chiudere un accordo politico con la Presidenza austriaca entro Natale per vedere il testo finale votato dalla Plenaria durante questa legislatura; dall’altro la base giuridica, l’articolo 43(2) del trattato, che ci obbliga a prendere in considerazione solo quelle pratiche sleali che creino effetti negativi (diretti o indiretti) sui nostri agricoltori.
Tuttavia, voglio ricordare subito come questo non precluda che in futuro la Commissione valuti eventuali effetti a cascata di pratiche sleali sui consumatori, normandoli con un nuovo testo legislativo come ho richiesto con un mio emendamento.
Vado rapidamente ai punti principali della nostra proposta, nella quale abbiamo raccolto gran parte dei suggerimenti arrivati da tutti i gruppi politici:
o Abbiamo esteso l’ambito di applicazione a tutti i prodotti agricoli (florovivaismo, alimenti per animali…) e non solo alimentari, e a tutti i fornitori, eliminando il limite di 50 milioni di fatturato e 250 dipendenti previsto nella proposta della Commissione: come potremmo accettare che una pratica venga considerata sleale per un’azienda che fattura 50 milioni, e a 50 milioni più un euro diventi leale e legittima???
o Abbiamo poi inserito una definizione generale di pratica commerciale sleale, basata su principi definiti dal Consiglio e dalle differenti legislazioni nazionali, alla quale i vari Stati membri potranno ricorrere per estendere a livello nazionale la lista di pratiche vietate.
o Soprattutto in vista di Brexit, vogliamo evitare eventuali triangolazioni da parte degli acquirenti che potrebbero avere o decidere di spostare la propria sede legale o centrale d’acquisto al di fuori dell’Unione, pur mantenendo la propria rete distributiva in Europa, per eludere tale direttiva.
o Riconosciamo come l’impianto della Commissione sia assolutamente positivo, con pratiche commerciali che – se concordate e non imposte – possono creare effetti economici positivi vicendevoli per tutti, fornitori e acquirenti: proprio per assicurare che tali pratiche siano concordate in modo trasparente, abbiamo inserito il concetto di dipendenza economica. Una dipendenza che non vogliamo assolutamente vietare né limitare: ciò che non vogliamo, al contrario, è l’imposizione di termini contrattuali sfavorevoli dovuti appunto ad una situazione di dipendenza economica del fornitore.
o Proseguendo con quanto fatto con l’Omnibus, vogliamo dare ai fornitori che lo ritengano necessario, la possibilità di ottenere contratti scritti per le proprie forniture, mentre gli Stati membri dovranno impegnarsi nel favorire misure volte allo sviluppo di contratti di filiera che possano migliorare il funzionamento della filiera stessa.
o Al fine di garantire la confidenzialità delle denunce, e soprattutto dei denuncianti (spesso scoraggiati nel procedere dal cosiddetto ‘fear factor’, la paura di eventuali ritorsioni da parte dei propri clienti), abbiamo dato la possibilità di presentare la denuncia e di essere parte in causa durante tutto il procedimento anche alle organizzazioni di fornitori e alle organizzazioni di rappresentanza.
o La proposta prevede, al momento, solo poteri per le autorità di contrasto nazionali: noi vogliamo inserire anche alcuni obblighi minimi sia da un punto di vista temporale che procedurale per garantire il massimo di certezza giuridica ed evitare quanto successo in alcuni Stati membri che, come l’Italia, seppur dotati di legislazioni avanzate in materia, le hanno lasciate largamente inapplicate.
o Infine, prendendo esempio da iniziative virtuose come la Supply Chain Initiative, abbiamo inserito la possibilità per gli Stati membri di promuovere meccanismi di mediazione tra le parti, al fine di facilitare la risoluzione delle controversie senza dover forzatamente ricorrere a una denuncia.
Questi sono solo alcuni dei punti che abbiamo ritenuto fondamentali, sono ovviamente a disposizione per le vostre domande.
Prima però voglio chiedervi un aiuto nel tranquillizzare quegli operatori che più sono preoccupati da questo testo: non si tratta di una caccia alle streghe contro alcune categorie per difendere qualche attore della filiera. Si tratta di un testo che vuole migliorare il funzionamento della catena alimentare nell’interesse di tutti, ponendo fine a pratiche sleali che creano inefficienze economiche tutte a discapito dei nostri agricoltori e, di conseguenza, della qualità del cibo che arriva sulle tavole di milioni di consumatori.
Come giustamente sottolineato dal Commissario Hogan, nessuno deve preoccuparsi di questa direttiva se esercita il proprio potere contrattuale in modo leale!

Pratiche commerciali sleali: intervento audizione Camera dei Deputati ultima modifica: 2018-07-19T11:49:08+00:00 da redazione
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