UTPs in the food supply chain- Presentazione della bozza di rapporto

10 luglio 2018

Abbiamo accolto con estremo favore la proposta di Direttiva, da noi fortemente
richiesta con il rapporto redatto dalla Vicepresidente McGuinness nel 2016: un passo
avanti che, dobbiamo ricordare, segue la strada tracciata dal Regolamento
OMNIBUS nel fornire agli agricoltori strumenti per rafforzare le proprie prerogative
contrattuali e poter far fronte ad un mercato caratterizzato da una sempre maggiore
volatilità.
Noi abbiamo cercato di rendere la proposta ancora più ambiziosa, tenendo tuttavia
bene in mente gli strettissimi margini di manovra all’interno dei quali dobbiamo
lavorare: da un lato i tempi ristrettissimi, dobbiamo infatti chiudere un accordo
politico con la Presidenza austriaca entro Natale per vedere il testo finale votato
dalla Plenaria durante questa legislatura; dall’altro la base giuridica, l’articolo 43(2)
del trattato, che ci obbliga a prendere in considerazione solo quelle pratiche sleali
che creino effetti negativi (diretti o indiretti) sui nostri agricoltori.
Questo tuttavia, voglio ricordarlo subito, non preclude che in futuro la Commissione
valuti eventuali effetti a cascata di pratiche sleali sui consumatori, normandoli con un
nuovo testo legislativo come richiederò con un mio emendamento.
Venendo a quanto inserito nella proposta del Parlamento che avete potuto leggere,
voglio innanzitutto ringraziare tutti i relatori ombra per il supporto e la collaborazione
che hanno garantito fin qui: il testo raccoglie infatti gran parte dei suggerimenti
arrivati da tutti i gruppi politici e spero che sia largamente condiviso da questa
Commissione.

I punti principali:
o Abbiamo esteso l’ambito di applicazione a tutti i prodotti agricoli (florovivaismo,
alimenti per animali…) e non solo alimentari, e a tutti i fornitori, eliminando il limite
di 50 milioni di fatturato e 250 dipendenti previsto nella proposta della
Commissione: come potremmo accettare che una pratica venga considerata
sleale per un’azienda che fattura 50 milioni, e a 50 milioni più un euro diventi
leale e legittima???
o Abbiamo poi inserito una definizione generale di pratica commerciale sleale,
basata su principi definiti dal Consiglio e dalle differenti legislazioni nazionali, alla
quale i vari Stati membri potranno ricorrere per estendere a livello nazionale la
lista di pratiche vietate.
o Soprattutto in vista di Brexit, vogliamo evitare eventuali triangolazioni da parte
degli acquirenti che potrebbero avere o decidere di spostare la propria sede
legale o centrale d’acquisto al di fuori dell’Unione, pur mantenendo la propria rete
distributiva in Europa, per eludere tale direttiva.
o Riconosciamo come l’impianto della Commissione sia assolutamente positivo,
con pratiche commerciali che – se concordate e non imposte – possono creare
effetti economici positivi vicendevoli per tutti, fornitori e acquirenti: proprio per
assicurare che tali pratiche siano concordate in modo trasparente, abbiamo
inserito il concetto di dipendenza economica. Una dipendenza che non vogliamo
assolutamente vietare né limitare: ciò che non vogliamo, al contrario, è
l’imposizione di termini contrattuali sfavorevoli dovuti appunto ad una situazione
di dipendenza economica del fornitore.
o Proseguendo con quanto fatto con l’Omnibus, vogliamo dare ai fornitori che lo
ritengano necessario, la possibilità di ottenere contratti scritti per le proprie
forniture, mentre gli Stati membri dovranno impegnarsi nel favorire misure volte
allo sviluppo di contratti di filiera che possano migliorare il funzionamento della
filiera stessa.
o La proposta prevede, al momento, solo poteri per le autorità di contrasto
nazionali: noi vogliamo inserire anche alcuni obblighi minimi sia da un punto di
vista temporale che procedurale per garantire il massimo di certezza giuridica ed
evitare quanto successo in alcuni Stati membri che, seppur dotati di legislazioni
avanzate in materia, le hanno lasciate largamente inapplicate.
o Infine, prendendo esempio da iniziative virtuose come la Supply Chain Initiative,
abbiamo inserito la possibilità per gli Stati membri di promuovere meccanismi di
mediazione tra le parti, al fine di facilitare la risoluzione delle controversie senza
dover forzatamente ricorrere a una denuncia.

Questi sono solo alcuni dei punti che, insieme ai relatori ombra, abbiamo ritenuto
fondamentali: vi chiederei, cari colleghi, di leggere con attenzione il rapporto e di
cercare di limitare i vostri emendamenti a punti davvero decisivi, tenendo in
considerazione gli stretti limiti discussi in precedenza; solo così saremo in grado di
rispettare l’ambiziosissimo calendario che ci siamo fissati.
Voglio infine tranquillizzare gli operatori che più sono preoccupati da questo testo:
non si tratta di una caccia alle streghe contro alcune categorie, per difendere
qualche attore della filiera. Si tratta di un testo che vuole migliorare il funzionamento
della catena alimentare nell’interesse di tutti, ponendo fine a pratiche sleali che
creano inefficienze economiche tutte a discapito dei nostri agricoltori e, di
conseguenza, della qualità del cibo che arriva sulle tavole di milioni di consumatori.
Come giustamente sottolineato dal Commissario Hogan, nessuno deve preoccuparsi
di questa direttiva se esercita il proprio potere contrattuale in modo leale!

UTPs in the food supply chain- Presentazione della bozza di rapporto ultima modifica: 2018-07-10T18:53:09+00:00 da redazione
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